lunedì 31 dicembre 2007

Dittature e finte democrazie

Cercherò di affrontare questo problema mettendo da parte le mie simpatie politiche.
Citerò dittature, ma anche finte democrazie, ha poca importanza fare distinzioni, in ambedue i casi il popolo non decide in piena libertà.
Pakistan: Benazir Bhutto muore assassinata alla vigilia delle elezioni. Tumulti, disordini e morti.
Kenya: tutti i dati danno per vincente l'opposizione di sinistra, lo spoglio ritarda clamorosamente e poi viene fuori che ha vinto il presidente uscente. Ancora tumulti, disordini e morti.
Cina: il partito comunista al governo ha fatto passi avanti negli ultimi anni, le condizioni di vita dei cinesi sono molto migliorate, ma di elezioni libere non se ne parla ed è ancora pericoloso manifestare il proprio dissenso, troppe censure. Secondo me può esistere un dissenso costruttivo contro il quale è sbagliato usare il pugno di ferro.
Corea del Nord: come per la Cina, ma in condizioni di vita peggiori.
Birmania: stroncata nel sangue la protesta dei monaci.
Cuba: niente elezioni libere, ma è l'unico caso per il quale sento di dare una giustificazione. Per me Fidel Castro è un grande personaggio, ha lottato (e avrebbe dato la vita) per liberare Cuba dal regime di Batista. Da 40 anni resiste ai tentativi (più di 600) dei cosiddetti "esuli cubani" di Miami e dell'amministrazione americana di farlo fuori, di organizzare a suon di dollari ogni tentativo anche all'interno di Cuba per metterlo fuori gioco.
Russia: Putin prepara il terreno per rimanere comunque ai vertici del potere.
Stati Uniti: Bush vince le ultime presidenziali grazie al risultato comunicato con grande ritardo e determinante della Florida, dove governa il fratello. Negli USA servono milioni di dollari per le campagne elettorali, essere candidati è appannaggio di pochissimi. Si cerca di indirizzare il consenso con tecniche subdole tramite mezzi di informazione di parte (si instilla paura e insicurezza con notizie martellanti sul terrorismo e poi ci si propone come unici salvatori della patria). L'informazione non è comunque omologata, è abbastanza libera, più che in Italia.
Inchieste giornalistiche hanno fatto dimettere personaggi potenti, anche presidenti.
Potrei fare ancora un lungo elenco di paesi africani o sudamericani o asiatici, ma sarebbe anche tedioso.
L'Italia era una democrazia malata prima degli anni 80. La strategia della tensione, una sorta di terrorismo da parte di apparati deviati dello Stato, serviva ad impedire l'ascesa del partito comunista al potere. La caduta del muro di Berlino sembra averci guarito da questo cancro.
Un nostro problema è l'informazione. La stampa è troppo manipolata e usata a proprio vantaggio da chi ne detiene la proprietà (imprenditori, banchieri, partiti, ecc.).
Sulle televisioni che dire, il duopolio di fatto tra la TV di Stato e un singolo privato è un' assurdità tutta italiana, la legge sulle telecomunicazioni di Gasparri è illegittima e bisogna farne un'altra in tempi brevi, siamo sotto ingiunzione da parte dell'Unione Europea.
Conclusione:
La vera democrazia è un lusso di pochi paesi, quasi tutti in Europa e pochi altri nel resto del mondo.

1 commento:

Anonimo ha detto...

A Capodanno, è forse il caso di dirci con sincerità che nel 2008 porre il problema della democrazia rappresentativa di tipo anglosassone nel mondo è a dir poco infantile. Per me l'unica cosa che può avere un senso è la democrazia di tipo socialista, che vuol dire libertà di espressione saldamente legata alla UGUAGLIANZA ECONOMICA DEI CITTADINI.
(Tradotto dal politichese : non basta mandare gente in Parlamento a fare chiacchiere, ci vuole un Governo che prenda provvedimenti veri a favore delle classi subalterne).
Buon 2008 a tutti (meno che ai padroni) !!!