Ad appena 2 mesi dal suo insediamento, il governo italiano dimostra subito quanto gli stia a cuore sostenere gli USA nelle sue "battaglie" contro il terrorismo internazionale.
In Afghanistan cambiano le regole d'ingaggio, cambiano i tempi di risposta da 72 a 6 ore, il che significa che quando gli americani schioccheranno le dita noi saremo prontissimi ad intervenire e a partecipare attivamente alle azioni di guerra.
Questo cambia radicalmente il senso della missione italiana in Afghanistan che non si potrà più spacciare per missione di pace, ma sarà esplicitamente una missione di guerra agli ordini del comando militare statunitense.
Tutto questo con buona pace della nostra Costituzione che vieta ai nostri militari di partecipare ad azioni di guerra.
Prendiamone atto: dopo la parentesi prodiana siamo di nuovo diventati uno dei più "fedeli" alleati dell'America, tanto che sicuramente faremo parte, come Bush stesso ha chiesto, del gruppo dei 5+1 nelle trattative con l'Iran sul nucleare.
Da molti anni l'America è ormai in Afghanistan, di Bin Laden non si sa neanche se è vivo o morto, i Talebani sono ancora in grado di combattere, la popolazione si è rotta le balle di sopportare guerre interminabili, però bisogna rimanere!
Il motivo?
Oltre agli interessi economici e quelli legati alla guerra, l'Afghanistan è un ottimo avamposto molto vicino alla Cina e soprattutto mette tra 2 fuochi l'Iran.
Questo è il vero motivo per cui gli Stati Uniti "devono" rimanere in quella regione, la lotta al terrorismo internazionale è una cazzata, come lo è stato per l'invasione dell'Iraq.
E il nostro governo come un cagnolino scodinzolante è felicissimo di seguire Bush nelle sue scorribande imperialiste.
Mi auguro che questi siano gli ultimi colpi di coda di una delle peggiori amministrazioni che l'America abbia mai avuto, che Barak Obama vinca le elezioni e che metta fine a tutto ciò, inaugurando un nuovo corso in cui si capisca finalmente che con gli altri Stati bisogna dialogare senza pretese di onnipotenza e di dominio del mondo.
Sempre che gliene diano il tempo.
In America non si può mai sapere, certi argomenti sono come i fili dell'alta tensione:
CHI TOCCA MUORE!!
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domenica 8 giugno 2008
Italia di nuovo servetta dell'America!
lunedì 21 aprile 2008
L'America latina si colora di rosso
Dopo ben 61 anni il Paraguay volta pagina e dice addio al governo di destra del Partito Colorado.
L'Alianza patriotica por el cambio guidata dal suo leader Fernando Lugo, il "vescovo rosso", ha vinto col 40% dei voti contro il 30% della rivale Blanca Ovelar rappresentante del partito al governo.
Gli Stati Uniti hanno tentato di tutto per contrastare la vittoria della sinistra, facendo candidare anche un uomo legato alla Cia e ai Neo-con americani, ma non c'è stato nulla da fare, il popolo ha deciso di liberarsi una volta per tutte di governanti che favorivano soltanto una ristretta oligarchia.
Dopo questa vittoria, esclusa la Colombia ancora filo-americana, tutta l'America Latina è governata dalla sinistra (Venezuela, Bolivia, Ecuador, Argentina) o dal centro-sinistra (Cile, Brasile, Uruguay, Perù).
Gli USA, lungi dall'idea di aprire un dialogo più paritario con i governi sudamericani, stanno invece preparando azioni forti contro il Venezuela di Chavez, ritenendolo assieme a Castro, responsabile del nuovo corso in tutta l'area. L'inizio lo si è visto con la classificazione del Venezuela come "Stato che non combatte abbastanza il terrorismo" e con l'aumento delle forze navali americane lungo le coste venezuelane.
Far diventare il Venezuela "Paese che protegge i terroristi" e infine "Stato canaglia" sarà una sciocchezza per l' amministrazione americana, visto che decide tutto da sola.
Se i Paesi del Sudamerica saranno forti e soprattutto compatti, gli Stati Uniti dovranno accettare il dato di fatto di una parte consistente del mondo non più disposta a servire esclusivamente gli interessi americani e quindi dovranno rinunciare alle loro pretese.
L'Alianza patriotica por el cambio guidata dal suo leader Fernando Lugo, il "vescovo rosso", ha vinto col 40% dei voti contro il 30% della rivale Blanca Ovelar rappresentante del partito al governo.
Gli Stati Uniti hanno tentato di tutto per contrastare la vittoria della sinistra, facendo candidare anche un uomo legato alla Cia e ai Neo-con americani, ma non c'è stato nulla da fare, il popolo ha deciso di liberarsi una volta per tutte di governanti che favorivano soltanto una ristretta oligarchia.
Dopo questa vittoria, esclusa la Colombia ancora filo-americana, tutta l'America Latina è governata dalla sinistra (Venezuela, Bolivia, Ecuador, Argentina) o dal centro-sinistra (Cile, Brasile, Uruguay, Perù).
Gli USA, lungi dall'idea di aprire un dialogo più paritario con i governi sudamericani, stanno invece preparando azioni forti contro il Venezuela di Chavez, ritenendolo assieme a Castro, responsabile del nuovo corso in tutta l'area. L'inizio lo si è visto con la classificazione del Venezuela come "Stato che non combatte abbastanza il terrorismo" e con l'aumento delle forze navali americane lungo le coste venezuelane.
Far diventare il Venezuela "Paese che protegge i terroristi" e infine "Stato canaglia" sarà una sciocchezza per l' amministrazione americana, visto che decide tutto da sola.
Se i Paesi del Sudamerica saranno forti e soprattutto compatti, gli Stati Uniti dovranno accettare il dato di fatto di una parte consistente del mondo non più disposta a servire esclusivamente gli interessi americani e quindi dovranno rinunciare alle loro pretese.
sabato 15 marzo 2008
Vade retro, Martino!
Antonio Martino ci ha dato il primo assaggio di quello che farebbe se diventasse il nuovo ministro degli esteri.
Sembra pazzesco ma l'ha detto davvero: "Via dal Libano e ritorno in Iraq".
Se in America vincerà Obama, ritirerà al più presto i suoi soldati, forse Martino sta pensando di sostituirli con i nostri?
Pura follia!
Ovviamente, e come ormai troppo spesso capita nel PDL, i suoi colleghi di partito si sono affrettati a rettificare la dimensione della cazzata.
Berlusconi ha detto che è una idea strettamente personale di Martino, Fini ha detto che le missioni internazionali devono essere rispettate.
Bene, mi auguro che Berlusconi in caso di un suo malaugurato ritorno al potere, affidi il ministero degli esteri a qualcun altro.
Le autorità libanesi hanno già chiesto spiegazioni all'ambasciata italiana.
Pensavo che il monopolio delle sciocchezze fosse saldamente nelle mani di Berlusconi.
Evidentemente mi sono sbagliato, nel Popolo delle libertà la concorrenza è spietata e tanti fanno a gara a chi spara le più grosse stronzate.
Tanto, come lascia intendere Berlusconi, agli elettori del PDL interessa solo ed esclusivamente che nessuno metta loro le mani in tasca, tutto il resto sono argomenti di cui al popolo non frega un bel niente.
In politica estera servono persone serie, uomini forti, non come li definisce Sciascia "ominicchi" o peggio "quaquaraquà".
Anche questo deve farci pensare e decidere per il meglio.
Sembra pazzesco ma l'ha detto davvero: "Via dal Libano e ritorno in Iraq".
Se in America vincerà Obama, ritirerà al più presto i suoi soldati, forse Martino sta pensando di sostituirli con i nostri?
Pura follia!
Ovviamente, e come ormai troppo spesso capita nel PDL, i suoi colleghi di partito si sono affrettati a rettificare la dimensione della cazzata.
Berlusconi ha detto che è una idea strettamente personale di Martino, Fini ha detto che le missioni internazionali devono essere rispettate.
Bene, mi auguro che Berlusconi in caso di un suo malaugurato ritorno al potere, affidi il ministero degli esteri a qualcun altro.
Le autorità libanesi hanno già chiesto spiegazioni all'ambasciata italiana.
Pensavo che il monopolio delle sciocchezze fosse saldamente nelle mani di Berlusconi.
Evidentemente mi sono sbagliato, nel Popolo delle libertà la concorrenza è spietata e tanti fanno a gara a chi spara le più grosse stronzate.
Tanto, come lascia intendere Berlusconi, agli elettori del PDL interessa solo ed esclusivamente che nessuno metta loro le mani in tasca, tutto il resto sono argomenti di cui al popolo non frega un bel niente.
In politica estera servono persone serie, uomini forti, non come li definisce Sciascia "ominicchi" o peggio "quaquaraquà".
Anche questo deve farci pensare e decidere per il meglio.
domenica 9 marzo 2008
Buone notizie da Spagna e Francia
In Spagna Zapatero sta vincendo le elezioni politiche senza problemi confermando come minimo il vantaggio sul suo avversario.
In Francia alle amministrative si preannuncia una batosta per la destra, l'effetto Sarkozy (al negativo) si fa sentire, in molte città la sinistra si riconferma con forti distacchi e nel contempo molte città vengono strappate alla destra.
Cerchiamo di non essere da meno dei nostri vicini!
Berlusconi con la brutta faccenda del programma strappato ha cominciato a fare campagna al solito modo.
Secondo me dovrebbe costargli qualcosa, infatti Fini si è affrettato a giustificare il suo gesto.
La rimonta, dopo la pausa della settimana appena passata e grazie anche a questi due risultati internazionali positivi, riprenderà con la stessa forza di prima.
In Francia alle amministrative si preannuncia una batosta per la destra, l'effetto Sarkozy (al negativo) si fa sentire, in molte città la sinistra si riconferma con forti distacchi e nel contempo molte città vengono strappate alla destra.
Cerchiamo di non essere da meno dei nostri vicini!
Berlusconi con la brutta faccenda del programma strappato ha cominciato a fare campagna al solito modo.
Secondo me dovrebbe costargli qualcosa, infatti Fini si è affrettato a giustificare il suo gesto.
La rimonta, dopo la pausa della settimana appena passata e grazie anche a questi due risultati internazionali positivi, riprenderà con la stessa forza di prima.
mercoledì 5 marzo 2008
Brutte notizie dalla Colombia
Il fatto:
Militari colombiani sconfinano in Ecuador e uccidono il numero due delle FARC ,il gruppo armato di cui ho parlato a proposito della liberazione di Ingrid Betancourt.
La cosa strana è che proprio quando si era cominciato ad aprire un dialogo col gruppo armato succede qualcosa di assolutamente destabilizzante che fa subire una forte involuzione a tutto il processo.
L'apporto determinante del presidente venezuelano Hugo Chavez nelle trattative con le FARC mi fa pensare (e credo di non sbagliare) che in tutto questo ci sia lo zampino dell'amministrazione americana.
In un colpo solo Bush vuole ottenere 2 risultati, aiutare il presidente colombiano Uribe a combattere il gruppo rivoluzionario e creare instabilità nell'intera area a sfavore di Chavez imbrigliandolo in una schermaglia politica e armata col vicino.
Una evidente ritorsione nei confronti di Chavez che aveva annunciato di voler farla finita con i favoritismi nei confronti degli USA, minacciando di tagliare le forniture di petrolio.
Uno degli ultimi colpi di coda di Bush, che dimostra come sia sempre valida la teoria che vede gli Stati Uniti tentare di schiacciare chiunque voglia affrancarsi dal servilismo nei loro confronti.
Militari colombiani sconfinano in Ecuador e uccidono il numero due delle FARC ,il gruppo armato di cui ho parlato a proposito della liberazione di Ingrid Betancourt.
La cosa strana è che proprio quando si era cominciato ad aprire un dialogo col gruppo armato succede qualcosa di assolutamente destabilizzante che fa subire una forte involuzione a tutto il processo.
L'apporto determinante del presidente venezuelano Hugo Chavez nelle trattative con le FARC mi fa pensare (e credo di non sbagliare) che in tutto questo ci sia lo zampino dell'amministrazione americana.
In un colpo solo Bush vuole ottenere 2 risultati, aiutare il presidente colombiano Uribe a combattere il gruppo rivoluzionario e creare instabilità nell'intera area a sfavore di Chavez imbrigliandolo in una schermaglia politica e armata col vicino.
Una evidente ritorsione nei confronti di Chavez che aveva annunciato di voler farla finita con i favoritismi nei confronti degli USA, minacciando di tagliare le forniture di petrolio.
Uno degli ultimi colpi di coda di Bush, che dimostra come sia sempre valida la teoria che vede gli Stati Uniti tentare di schiacciare chiunque voglia affrancarsi dal servilismo nei loro confronti.
lunedì 25 febbraio 2008
Un po' di comunismo internazionale
Storica vittoria di Demetris Christofias, leader del Partito Comunista Akel, alle presidenziali dell'isola di Cipro, avendo battuto al ballottaggio il rivale conservatore Joannis Kassoulides.
Raul Castro è stato eletto presidente di Cuba, com'era ampiamente prevedibile. Meno prevedibile e piuttosto sgradevole l'immediatezza con cui molte TV, compresa quella italiana, hanno subito mandato in onda servizi in cui si dà voce ai dissidenti per condizionare già dal primo giorno il nuovo corso cubano.
Il presidente venezuelano Hugo Chavez è stato eletto, per decisione unanime dell'assemblea dei 1861 delegati, presidente di una nuova formazione politica, il Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV), per portare avanti con più forza il processo rivoluzionario già in atto nel Paese.
Raul Castro è stato eletto presidente di Cuba, com'era ampiamente prevedibile. Meno prevedibile e piuttosto sgradevole l'immediatezza con cui molte TV, compresa quella italiana, hanno subito mandato in onda servizi in cui si dà voce ai dissidenti per condizionare già dal primo giorno il nuovo corso cubano.
Il presidente venezuelano Hugo Chavez è stato eletto, per decisione unanime dell'assemblea dei 1861 delegati, presidente di una nuova formazione politica, il Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV), per portare avanti con più forza il processo rivoluzionario già in atto nel Paese.
sabato 23 febbraio 2008
Kossovo indipendente: un clamoroso errore!
Il Kossovo, pompato dagli Stati Uniti, dichiara unilateralmente la sua indipendenza dalla Serbia.
Gli Usa si affrettano per primi a riconoscere il nuovo stato, nonostante gli avvertimenti della Russia sull'inopportunità e i rischi di questa operazione. Si toglie un pezzo di territorio a uno Stato per farne un altro che faccia sfacciatamente gli interessi americani nella zona, un altro avamposto che produrrà agli occhi della Russia un poco gradito senso di accerchiamento.
Già con lo scudo stellare voluto da Bush i rapporti tra Russia e Stati Uniti sono peggiorati, questo nuovo stato troppo amico degli americani potrebbe essere la scintilla per scatenare un'altra guerra fredda.
Questa operazione è rischiosa anche per il precedente che crea, dopo il Kossovo molte altre minoranze etniche (es: curdi, baschi e tanti altri) o semplicemente regioni che non condividono le scelte dei loro governi centrali, potrebbero essere indotte a fare altrettanto.
La politica americana nel mondo è troppo spavalda e pericolosa e questo lo sappiamo.
Non capisco invece la posizione di molti (non tutti fortunatamente) stati europei, Italia compresa, per i quali non c'è nessun valido motivo per fare un passo così sconsiderato. Credo che riconoscere così in fretta l'indipendenza del Kossovo è l'ennesima calata di braghe dell'Europa nei confronti degli Stati Uniti.
Che in Italia lo abbia fatto un governo di centrosinistra peraltro decaduto è ancora di più una grossa e incomprensibile sciocchezza, un favore che l'America non merita per come ci ha sempre trattato.
Non ho dimenticato la strategia della tensione appoggiata dalla CIA!
Non ho dimenticato la strage della funivia e l'uccisione di Calipari rimaste impunite e per le quali l'Amministrazione americana se ne è strafregata delle nostre richieste di giustizia.
60 anni fa ci hanno liberato dal nazifascismo, ma da 60 anni ci trattano come servetti.
Più dignità signori, più dignità di Stato!
Gli Usa si affrettano per primi a riconoscere il nuovo stato, nonostante gli avvertimenti della Russia sull'inopportunità e i rischi di questa operazione. Si toglie un pezzo di territorio a uno Stato per farne un altro che faccia sfacciatamente gli interessi americani nella zona, un altro avamposto che produrrà agli occhi della Russia un poco gradito senso di accerchiamento.
Già con lo scudo stellare voluto da Bush i rapporti tra Russia e Stati Uniti sono peggiorati, questo nuovo stato troppo amico degli americani potrebbe essere la scintilla per scatenare un'altra guerra fredda.
Questa operazione è rischiosa anche per il precedente che crea, dopo il Kossovo molte altre minoranze etniche (es: curdi, baschi e tanti altri) o semplicemente regioni che non condividono le scelte dei loro governi centrali, potrebbero essere indotte a fare altrettanto.
La politica americana nel mondo è troppo spavalda e pericolosa e questo lo sappiamo.
Non capisco invece la posizione di molti (non tutti fortunatamente) stati europei, Italia compresa, per i quali non c'è nessun valido motivo per fare un passo così sconsiderato. Credo che riconoscere così in fretta l'indipendenza del Kossovo è l'ennesima calata di braghe dell'Europa nei confronti degli Stati Uniti.
Che in Italia lo abbia fatto un governo di centrosinistra peraltro decaduto è ancora di più una grossa e incomprensibile sciocchezza, un favore che l'America non merita per come ci ha sempre trattato.
Non ho dimenticato la strategia della tensione appoggiata dalla CIA!
Non ho dimenticato la strage della funivia e l'uccisione di Calipari rimaste impunite e per le quali l'Amministrazione americana se ne è strafregata delle nostre richieste di giustizia.
60 anni fa ci hanno liberato dal nazifascismo, ma da 60 anni ci trattano come servetti.
Più dignità signori, più dignità di Stato!
domenica 3 febbraio 2008
Un mondo migliore? Gli USA lottano in prima fila!
L'ingerenza degli USA negli affari interni degli altri Stati del mondo si dimostra sempre più senza limiti, per i propri interessi economici e politici l'amministrazione americana è capace di tutto.
Il link riportato di seguito, anche se riguarda il referendum in Venezuela di 2 mesi fa, mostra chiaramente il modus operandi degli Stati Uniti.
Operazione Tenaglia
Adesso non mi appare così strano che poi abbia vinto il no.
Il significato di questo tipo di interventi è chiaro e lampante:
L'America non vuole Stati amici, ma Stati servi dei suoi interessi!
Per raggiungere il suo scopo usa qualsiasi metodo lecito o illecito senza farsi scrupoli di alcun tipo. Si infiltra nei mezzi di informazione, nelle associazioni, nei partiti, nelle istituzioni corrompendo le persone a suon di dollari (milioni di dollari!)
Tutto questo poteva avere una giustificazione durante la guerra fredda, oggi è solo un indicatore delle intenzioni americane di imporre il proprio dominio economico e militare nel resto del mondo.
La novità è che molti Stati stanno prendendo coscienza di ciò e cominciano a organizzarsi da soli o insieme ad altri in difesa del proprio diritto ad essere liberi e indipendenti.
Il link riportato di seguito, anche se riguarda il referendum in Venezuela di 2 mesi fa, mostra chiaramente il modus operandi degli Stati Uniti.
Operazione Tenaglia
Adesso non mi appare così strano che poi abbia vinto il no.
Il significato di questo tipo di interventi è chiaro e lampante:
L'America non vuole Stati amici, ma Stati servi dei suoi interessi!
Per raggiungere il suo scopo usa qualsiasi metodo lecito o illecito senza farsi scrupoli di alcun tipo. Si infiltra nei mezzi di informazione, nelle associazioni, nei partiti, nelle istituzioni corrompendo le persone a suon di dollari (milioni di dollari!)
Tutto questo poteva avere una giustificazione durante la guerra fredda, oggi è solo un indicatore delle intenzioni americane di imporre il proprio dominio economico e militare nel resto del mondo.
La novità è che molti Stati stanno prendendo coscienza di ciò e cominciano a organizzarsi da soli o insieme ad altri in difesa del proprio diritto ad essere liberi e indipendenti.
venerdì 1 febbraio 2008
Cuba: rinnovato il Parlamento
Il 20 gennaio si sono svolte a Cuba le elezioni per il rinnovo del Parlamento.
Sappiamo tutti che a Cuba si vota per un solo partito e non è positivo, ma voglio sottolineare che hanno votato 8.231.365 cubani, pari al 96,89% degli aventi diritto iscritti nelle liste elettorali.
Negli Stati Uniti ad esempio va a votare meno del 50% degli aventi diritto, quindi chi governa ha poco più del 25% dei consensi rispetto all'intera popolazione.
Le preferenze hanno premiato ovviamente Fidel e Raoul Castro con valori attorno al 99%.
In Italia le preferenze non si possono dare, con l'attuale legge decidono i partiti chi verrà eletto.
Per il 24 febbraio è fissata la prima seduta del Parlamento cubano, quando i 614 parlamentari, con voto segreto, eleggeranno i membri del Consiglio di Stato ed i principali incarichi: presidente, primo vicepresidente, cinque vicepresidenti ed un segretario.
Non voglio tessere le lodi del regime cubano (che come ho già spiegato precedentemente comunque giustifico), ma mi preme far presente che le "grandi democrazie" occidentali non sono immuni da difetti che in qualche modo non legittimano pienamente chi vince le elezioni.
Sappiamo tutti che a Cuba si vota per un solo partito e non è positivo, ma voglio sottolineare che hanno votato 8.231.365 cubani, pari al 96,89% degli aventi diritto iscritti nelle liste elettorali.
Negli Stati Uniti ad esempio va a votare meno del 50% degli aventi diritto, quindi chi governa ha poco più del 25% dei consensi rispetto all'intera popolazione.
Le preferenze hanno premiato ovviamente Fidel e Raoul Castro con valori attorno al 99%.
In Italia le preferenze non si possono dare, con l'attuale legge decidono i partiti chi verrà eletto.
Per il 24 febbraio è fissata la prima seduta del Parlamento cubano, quando i 614 parlamentari, con voto segreto, eleggeranno i membri del Consiglio di Stato ed i principali incarichi: presidente, primo vicepresidente, cinque vicepresidenti ed un segretario.
Non voglio tessere le lodi del regime cubano (che come ho già spiegato precedentemente comunque giustifico), ma mi preme far presente che le "grandi democrazie" occidentali non sono immuni da difetti che in qualche modo non legittimano pienamente chi vince le elezioni.
domenica 27 gennaio 2008
Soldati americani sotto cura!
Sono rimasto scioccato nel leggere a quali trattamenti vengono sottoposti i soldati americani in guerra.
Se si pensa che tutto questo succede per soddisfare le assurde pretese della marionetta George Bush, c'è da mettersi le mani nei capelli.
Il titolo"Lobotomia morale" lascia già capire tutto, cliccate il link qui sotto e leggete, leggete.....
Lobotomia morale
Provo un grande senso di pena per questi poveracci (quasi tutti neri) e per le loro famiglie.
Nessuno Stato al mondo ha mai collezionato le nefandezze di cui si sono macchiati gli USA nella loro pur breve storia, mi documenterò più approfonditamente e ne farò oggetto di un successivo intervento.
N.B. c'è un errore nel documento: quando si parla di 6250 veterani suicidi nel 2005, significa 17 al giorno e non 1 ogni 17 giorni come riportato.
Se si pensa che tutto questo succede per soddisfare le assurde pretese della marionetta George Bush, c'è da mettersi le mani nei capelli.
Il titolo"Lobotomia morale" lascia già capire tutto, cliccate il link qui sotto e leggete, leggete.....
Lobotomia morale
Provo un grande senso di pena per questi poveracci (quasi tutti neri) e per le loro famiglie.
Nessuno Stato al mondo ha mai collezionato le nefandezze di cui si sono macchiati gli USA nella loro pur breve storia, mi documenterò più approfonditamente e ne farò oggetto di un successivo intervento.
N.B. c'è un errore nel documento: quando si parla di 6250 veterani suicidi nel 2005, significa 17 al giorno e non 1 ogni 17 giorni come riportato.
venerdì 18 gennaio 2008
Bin Laden è morto, ma "serve" vivo.
Benazir Bhutto, nel corso di un intervista rilasciata il 2 Novembre 2007 ad Al Jazeera, parla di un certo Omar Sheik definendolo "l'uomo che ha ucciso Bin Laden".
Dichiara questa cosa durante la discussione in un modo naturale, senza nessuna enfasi, come se quel fatto fosse risaputo.
Stranamente la cosa passa inosservata all'intervistatore David Frost nonostante sia uno dei più autorevoli giornalisti al mondo e nonostante la Bhutto sia sicuramente una persona degna di fede nelle sue dichiarazioni.
Per chi volesse in rete c'è il video dell'intervista (in inglese) in cui si sente chiaramente la frase pronunciata da Benazir Bhutto "Omar Sheik, the man who murdered Osama Bin Laden" (Omar Sheik, l'uomo che ha ucciso Bin Laden).
La notizia, ignorata (o forse filtrata) da tutti i giornali e telegiornali occidentali, è oggetto di grande attenzione in rete finché qualcuno (Giulietto Chiesa due mesi dopo comunque) ha il coraggio di parlarne sulla stampa.
Nel frattempo Benazir Bhutto, sfuggita a un primo attentato, muore al secondo tentativo.
A certi livelli nulla succede per caso, e allora mi chiedo come mai nessun organo di informazione di una certa importanza se n'è accorto se non dopo che la notizia è dilagata in internet.
Il motivo è semplice: Bin Laden "deve" essere ancora vivo perché rappresenta il male assoluto da combattere in tutte le parti del mondo (soprattutto quelle più redditizie!).
Il terrorismo dove non è stato foraggiato, è stato lasciato libero di agire indisturbato per sfruttarne gli effetti "benefici" per i grandi potentati economici e militari.
Il terrorismo serve soprattutto agli Usa per occupare militarmente e sovvertire i governi negli Stati che più soddisfano i loro interessi politici ed economici e, come ho già detto a proposito di finte democrazie, ad uso interno per conservare il potere.
Di seguito un link utile per schiarirvi le idee:
http://www.resistenze.org/sito/os/mp/osmp6a06.htm
Dichiara questa cosa durante la discussione in un modo naturale, senza nessuna enfasi, come se quel fatto fosse risaputo.
Stranamente la cosa passa inosservata all'intervistatore David Frost nonostante sia uno dei più autorevoli giornalisti al mondo e nonostante la Bhutto sia sicuramente una persona degna di fede nelle sue dichiarazioni.
Per chi volesse in rete c'è il video dell'intervista (in inglese) in cui si sente chiaramente la frase pronunciata da Benazir Bhutto "Omar Sheik, the man who murdered Osama Bin Laden" (Omar Sheik, l'uomo che ha ucciso Bin Laden).
La notizia, ignorata (o forse filtrata) da tutti i giornali e telegiornali occidentali, è oggetto di grande attenzione in rete finché qualcuno (Giulietto Chiesa due mesi dopo comunque) ha il coraggio di parlarne sulla stampa.
Nel frattempo Benazir Bhutto, sfuggita a un primo attentato, muore al secondo tentativo.
A certi livelli nulla succede per caso, e allora mi chiedo come mai nessun organo di informazione di una certa importanza se n'è accorto se non dopo che la notizia è dilagata in internet.
Il motivo è semplice: Bin Laden "deve" essere ancora vivo perché rappresenta il male assoluto da combattere in tutte le parti del mondo (soprattutto quelle più redditizie!).
Il terrorismo dove non è stato foraggiato, è stato lasciato libero di agire indisturbato per sfruttarne gli effetti "benefici" per i grandi potentati economici e militari.
Il terrorismo serve soprattutto agli Usa per occupare militarmente e sovvertire i governi negli Stati che più soddisfano i loro interessi politici ed economici e, come ho già detto a proposito di finte democrazie, ad uso interno per conservare il potere.
Di seguito un link utile per schiarirvi le idee:
http://www.resistenze.org/sito/os/mp/osmp6a06.htm
sabato 12 gennaio 2008
Bush, scolaretto discolo, zittito dalla Rice
Come tutti sanno il presidente Bush qualche giorno fa, nel corso di un giro di visite in Medio Oriente, è stato ospite per la prima volta in Israele. In occasione di una cena col premier Olmert e i suoi colleghi di governo ha fatto vedere a chi non lo conosceva bene di persona di che pasta è fatto.
Durante la discussione si è lanciato in una serie di consigli su come gli altri membri della coalizione dovessero aiutare Olmert nel processo di pace con la Palestina. Il segretario di stato americano Condoleeza Rice, presente anch'essa, in un primo momento lo ha fulminato con qualche sguardo senza ottenere risultati, dopodiché carta e penna alla mano gli ha passato un fogliettino.
Bush legge il foglietto e, sotto gli sguardi curiosi dei presenti, con disarmante candore dice :"Mi ha scritto di chiudere il becco".
Il piccolo incidente si chiude tra le risate generali.
Il garrulo Bush neanche si rendeva conto che i suoi consigli costituivano una indebita ingerenza negli affari interni israeliani.
Mi ricorda tanto uno dei nostri più "insigni" statisti, che in quanto a gaffes internazionali non è certo da meno, forse è per questo che sono tanto amici (o compagni di sventura).
Durante la discussione si è lanciato in una serie di consigli su come gli altri membri della coalizione dovessero aiutare Olmert nel processo di pace con la Palestina. Il segretario di stato americano Condoleeza Rice, presente anch'essa, in un primo momento lo ha fulminato con qualche sguardo senza ottenere risultati, dopodiché carta e penna alla mano gli ha passato un fogliettino.
Bush legge il foglietto e, sotto gli sguardi curiosi dei presenti, con disarmante candore dice :"Mi ha scritto di chiudere il becco".
Il piccolo incidente si chiude tra le risate generali.
Il garrulo Bush neanche si rendeva conto che i suoi consigli costituivano una indebita ingerenza negli affari interni israeliani.
Mi ricorda tanto uno dei nostri più "insigni" statisti, che in quanto a gaffes internazionali non è certo da meno, forse è per questo che sono tanto amici (o compagni di sventura).
giovedì 6 dicembre 2007
Bush: fedele alla linea al di là di ogni logica!
L'Iran non sta progettando la bomba atomica!
L'informativa della CIA (il servizio segreto americano, non quello cinese o cubano) a tal riguardo è chiara: il nucleare iraniano ha scopi civili.
Nonostante ciò il Presidente americano George Bush continua imperterrito a confermare le sue manie da guerrafondaio. Afferma che l'opzione militare è ancora aperta e che bisogna rafforzare le eventuali sanzioni; evidentemente non gli è bastata l'annessione di fatto dell'Iraq di cui ho parlato qualche giorno fa.
Un'assurda coerenza con la politica portata avanti fino ad oggi che cozza contro l'evidenza dei fatti e il comune buon senso che soprattutto un Presidente dovrebbe avere.
Il Presidente Bush da molto tempo ha perso la fiducia a tutti i livelli, più del 60 % del popolo americano ad esempio è ormai convinto a proposito dell'11 settembre 2001 che l'amministrazione americana sapesse cosa si stava preparando e come minimo ha lasciato fare per sfruttare a proprio vantaggio la tragedia (forse inaspettata nelle proporzioni).
I "suoi"servizi segreti, subodorando il cambio di guardia alla presidenza e le conseguenti probabili epurazioni al loro interno, sconfessano apertamente la sua linea, dicono come stanno effettivamente le cose, non più quello che fa comodo al loro capo.
Hanno aspettato anche troppo dico io!
Ormai molti danni sono stati compiuti, mi auguro solo che la futura amministrazione cambi decisamente rotta e riconquisti, con una politica meno arrogante, il prestigio internazionale che gli compete ma che in questo momento (al di là delle manifestazioni di pura facciata) non ha.
L'informativa della CIA (il servizio segreto americano, non quello cinese o cubano) a tal riguardo è chiara: il nucleare iraniano ha scopi civili.
Nonostante ciò il Presidente americano George Bush continua imperterrito a confermare le sue manie da guerrafondaio. Afferma che l'opzione militare è ancora aperta e che bisogna rafforzare le eventuali sanzioni; evidentemente non gli è bastata l'annessione di fatto dell'Iraq di cui ho parlato qualche giorno fa.
Un'assurda coerenza con la politica portata avanti fino ad oggi che cozza contro l'evidenza dei fatti e il comune buon senso che soprattutto un Presidente dovrebbe avere.
Il Presidente Bush da molto tempo ha perso la fiducia a tutti i livelli, più del 60 % del popolo americano ad esempio è ormai convinto a proposito dell'11 settembre 2001 che l'amministrazione americana sapesse cosa si stava preparando e come minimo ha lasciato fare per sfruttare a proprio vantaggio la tragedia (forse inaspettata nelle proporzioni).
I "suoi"servizi segreti, subodorando il cambio di guardia alla presidenza e le conseguenti probabili epurazioni al loro interno, sconfessano apertamente la sua linea, dicono come stanno effettivamente le cose, non più quello che fa comodo al loro capo.
Hanno aspettato anche troppo dico io!
Ormai molti danni sono stati compiuti, mi auguro solo che la futura amministrazione cambi decisamente rotta e riconquisti, con una politica meno arrogante, il prestigio internazionale che gli compete ma che in questo momento (al di là delle manifestazioni di pura facciata) non ha.
domenica 2 dicembre 2007
Vantaggi della democrazia "esportata"
Un invito:
Provate a leggere il documento rilasciato ieri dalla Casa Bianca intitolato 'Dichiarazione di principi per una relazione a lungo termine di cooperazione ed amicizia tra la Repubblica dell'Iraq e gli Stati Uniti d'America’.
In questo documento vi è in sintesi la realtà geopolitica di quello che l'amministrazione Bush ed i suoi sostenitori neoconservatori si erano prefissi di ottenere dal giorno in cui George Bush divenne Presidente degli USA.
Lungi dal 'liberare' il popolo iracheno dalla tirannia perché diventasse un modello 'libero e democratico' al quale potessero aspirare tutti gli altri stati del Medio Oriente (propaganda utilizzata dai neoconservatori che convinsero la Coalizione dei Volonterosi che l'Iraq era una 'nobile e giusta causa'), la dichiarazione invece condanna l'Iraq ad una occupazione infinita progettata per assicurare che le risorse dell'Iraq rimangano fermamente sotto il controllo americano ed arricchiscano le società petrolifere controllate dagli americani.
In breve, il documento è lo strumento con il quale l'Iraq diventa né più né meno una colonia degli USA.
Vi sono diversi punti nel documento che scoprono le carte sul vero intento dell'amministrazione.
In particolare, il punto cinque del secondo principio relativo alla 'sfera economica' che dice: "Facilitare ed incoraggiare il flusso degli investimenti stranieri in Iraq, specialmente gli investimenti americani, per contribuire alla ricostruzione ed alla ristrutturazione dell'Iraq", ed il punto otto che dice: "Sostenere la Repubblica dell'Iraq per ottenere condizioni positive e preferenziali per l'Iraq all'interno del mercato globale inclusa l'adesione all'Organizzazione Mondiale del Commercio e lo status di nazione più favorita con gli Stati Uniti", esprimono compiutamente il modo in cui l'America esporta la "sua" democrazia.
I leader "di facciata" dell'Iraq hanno di fatto assegnato la proprietà dell'Iraq agli USA.
(ripreso da Uruknet.info)
Sono contrario a qualunque guerra, ho sempre ritenuto la guerra in Iraq unilaterale e sbagliata, oggi ne ho la piena conferma.
Provate a leggere il documento rilasciato ieri dalla Casa Bianca intitolato 'Dichiarazione di principi per una relazione a lungo termine di cooperazione ed amicizia tra la Repubblica dell'Iraq e gli Stati Uniti d'America’.
In questo documento vi è in sintesi la realtà geopolitica di quello che l'amministrazione Bush ed i suoi sostenitori neoconservatori si erano prefissi di ottenere dal giorno in cui George Bush divenne Presidente degli USA.
Lungi dal 'liberare' il popolo iracheno dalla tirannia perché diventasse un modello 'libero e democratico' al quale potessero aspirare tutti gli altri stati del Medio Oriente (propaganda utilizzata dai neoconservatori che convinsero la Coalizione dei Volonterosi che l'Iraq era una 'nobile e giusta causa'), la dichiarazione invece condanna l'Iraq ad una occupazione infinita progettata per assicurare che le risorse dell'Iraq rimangano fermamente sotto il controllo americano ed arricchiscano le società petrolifere controllate dagli americani.
In breve, il documento è lo strumento con il quale l'Iraq diventa né più né meno una colonia degli USA.
Vi sono diversi punti nel documento che scoprono le carte sul vero intento dell'amministrazione.
In particolare, il punto cinque del secondo principio relativo alla 'sfera economica' che dice: "Facilitare ed incoraggiare il flusso degli investimenti stranieri in Iraq, specialmente gli investimenti americani, per contribuire alla ricostruzione ed alla ristrutturazione dell'Iraq", ed il punto otto che dice: "Sostenere la Repubblica dell'Iraq per ottenere condizioni positive e preferenziali per l'Iraq all'interno del mercato globale inclusa l'adesione all'Organizzazione Mondiale del Commercio e lo status di nazione più favorita con gli Stati Uniti", esprimono compiutamente il modo in cui l'America esporta la "sua" democrazia.
I leader "di facciata" dell'Iraq hanno di fatto assegnato la proprietà dell'Iraq agli USA.
(ripreso da Uruknet.info)
Sono contrario a qualunque guerra, ho sempre ritenuto la guerra in Iraq unilaterale e sbagliata, oggi ne ho la piena conferma.
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